I minibond sono titoli di debito emessi dalle imprese e sottoscritti da investitori, che a fronte della raccolta di capitale offrono una remunerazione contrattualmente stabilita attraverso il pagamento di cedole; una forma di finanziamento alternativa al finanziamento bancario.

Anche le PMI non quotate (S.p.A., S.r.l. e Società Cooperative) possono finanziarsi mediante l’emissione di minibond al verificarsi dei seguenti requisiti normativi:

• Abbiano meno di 50 dipendenti ed un fatturato annuo o uno stato patrimoniale annuo inferiore a 10 milioni di euro (C.d. Piccole Imprese) o meno di 250 dipendenti ed un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un totale attivo dello stato patrimoniale inferiore a 43 milioni di euro (c.d. medie imprese);

• Abbiano pubblicato gli ultimi due bilanci di cui l’ultimo certificato da una società di revisione;

Non siano banche o micro imprese, cioè imprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo o bilancio inferiore a 2 milioni di euro.

Profili fiscali per gli investitori

Ad oggi il regime applicabile all’emissione di minibond è quello contenuto nella D. Lgs. 239/1996.
L’applicabilità del suddetto regime fiscale all’emissione di obbligazioni da parte di imprese non quotate è condizionata alla circostanza che:

• i titoli obbligazionari siano negoziati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell’UE e degli Stati allo SEE in white list; oppure,

• nel caso in cui i titoli obbligazionari non siano quotati, essi siano detenuti (i.e. sottoscritti e circolanti) da investitori qualificati ex art. 100 del TUF.

In particolare, tale regime prevede:

• esenzione della ritenuta e applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 26% sugli interessi percepiti da persone fisiche, società semplici, enti pubblici e privati, trust, soggetti esenti dall’imposta sul reddito delle società, che siano residenti in Italia;

• esenzione dalla ritenuta e indicazione dei proventi in dichiarazione, per gli interessi percepiti da società commerciali residenti in Italia ed organismi di investimento collettivo del risparmio;

• assenza di ritenuta per gli interessi percepiti da soggetti non residenti inclusi nella “White list” e da investitori istituzionali esteri.

Inoltre, a prescindere dalla quotazione dei titoli sui mercati regolamentati, vi è esenzione della ritenuta anche nel caso in cui gli interessi siano corrisposti ad organismi di investimento collettivo del risparmio, istituiti in Italia o in uno Stato membro dell’Unione europea, il cui patrimonio sia investito in misura superiore al 50% in tali titoli e le cui quote siano detenute esclusivamente da investitori qualificati.
La ritenuta non si applica altresì ai proventi corrisposti a società per la cartolarizzazione dei crediti.